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| LIDENTITÀ CRISTIANA E IL PROGETTO ARCHITETTONICO |
Severino Dianich, direttore del primo Master in Teologia e
Architettura di Chiese, racconta la ragion dessere di un affascinante offerta
di formazione post laurea.
Per rispondere alla necessità di formazione specifica di architetti, ingegneri edili,
storici dellarte e operatori dei beni culturali che intendono operare nel settore
della costruzione e del restauro di chiese, la Facoltà Teologica dellItalia
Centrale, ha istituito e promosso un Master post-laurea in Teologia e architettura di
Chiese. Il master avrà luogo a Firenze a partire dal novembre 2003 ed è diretto da
Severino Dianich, uno dei più noti teologi italiani, ed autore di numerosi studi di
ecclesiologia.
Domanda: Come è nata l'idea di un Master in Teologia e Architettura?
Dianich: Da due motivi. Il primo è la diffusa delusione sulla qualità di molte
delle recenti costruzioni di chiese, sia dal punto di vista estetico che da quello
liturgico ed ecclesiale. Ottimi architetti possono risultare inetti a progettare una
chiesa, perché non ne conoscono il senso profondo. Un secondo motivo è attinente alla
Facoltà Teologica di Firenze la quale, fin dallidea originaria dei suoi fondatori,
avrebbe dovuto interessarsi nelle sue ricerche dei rapporti intercorrenti fra la teologia
e le diverse espressioni artistiche.
Domanda: Quindi la scelta di avere un master come questo a Firenze non è casuale
Dianich: Firenze ha una bella Facoltà di Architettura con ottimi docenti, ha un
patrimonio darte unico al mondo ed ha una Facoltà Teologica nella quale esiste un
gruppo di ricerca, che in futuro diventerà un istituto formalmente costituito, nel quale
si sta lavorando sui complessi rapporti che intercorrono fra la teologia e le espressioni
artistiche.
Domanda: Perché un architetto o uno storico dell'arte dovrebbe essere interessato a
questo Master?
Dianich: Per poter entrare nello spirito della comunità cristiana che intende
costruire la sua chiesa. Collocare in una città la propria casa, significa non solo voler
avere un tetto sotto il quale ripararsi, ma anche definire la propria identità nel
proprio ambiente, presentarsi al mondo con il proprio volto ben delineato. Se
larchitetto non sa cosè una comunità cristiana, quali convinzioni la
animano, di che spirito si nutre, qual è il motivo fondamentale che la aggrega, non
potrà fare altro che un contenitore, nel quale si potrebbero raccogliere delle persone
per qualsiasi scopo. La comunità cristiana è come uno che ha bisogno di esprimere in una
lettera i suoi sentimenti, ma non sa scrivere: ha bisogno dellarchitetto, che sa
scrivere; ma lopera dellarchitetto sarà tanto riuscita quanto egli sarà
stato capace di immedesimarsi nella comunità credente, al punto da poterne esprimere
perfettamente i sentimenti. Lo storico dellarte poi e lesperto di beni
culturali, lavorando nelle soprintendenze e nelle curie, dovrà curare restauri di chiese,
adeguamenti alle esigenze della liturgia rinnovata, organizzare concorsi, giudicare
progetti di nuove chiese, assistere ingegneri e architetti nel loro lavoro e non potrà
permettersi il lusso dellincompetenza in un campo specifico così singolare e così
importante
Domanda: Lei pensa che chi ottiene il titolo di diploma possa più facilmente inserirsi
nel mondo professionale della costruzione di nuove chiese e del restauro?
Dianich: Liniziativa del Master è anche un segnale lanciato ai parroci, alle
curie e alle soprintendenze, perché affidino compiti così delicati solo a chi ne
possiede le competenze specifiche, possibilmente attestate da istituzioni accademiche
allaltezza del compito.
Domanda: Che cosa pensate di fare per aiutare i diplomati a mettersi in contatto con le
esigenze specifiche del mercato degli edifici di culto?
Dianich: Già lannuncio del master, che viene pubblicizzato su vasta scala e
di cui in primo luogo si sta dando notizie a tutte le curie diocesane è un segnale.
Inoltre, ci siamo presi formale impegno di comunicare a tutti gli enti ecclesiastici,
potenziali committenti di costruzioni di nuove chiese e di restauri e adeguamenti,
lelenco dei nostri diplomati. Gli uffici della Conferenza Episcopale Italiana sono
stati direttamente coinvolti nelliniziativa e la CEI la sostiene anche attraverso un
cospicuo finanziamento, proprio perché i vescovi sono convinti che non si può continuare
ad operare in questo campo senza unadeguata preparazione.
Domanda: Il Master è un'iniziativa della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale che
ha di sicuro tutte le competenze teologico-liturgiche. Può dirci qualcosa sui docenti
delle discipline artistiche e architettoniche?
Dianich: Sono ben poche in Italia le istituzioni accademiche che fanno ricerca in
questo campo. La Facoltà di Architettura di Firenze ha un suo validissimo Dipartimento di
Progettazione dal quale abbiamo assunto i docenti che lavorano più da vicino, a
cominciare da Rossi Prodi, con il professor Zermani, ben noto fra gli architetti italiani,
collaboratore di molte iniziative della CEI e affermato nellambito della
progettazione di chiese al punto da aver partecipato nel 1998 al prestigioso Concorso a
inviti per l'adeguamento del presbiterio del Duomo di Pisa.
Zermani ha pubblicato recentemente, in seguito ad una bellissima mostra dei suoi progetti
che si è tenuta alcuni mesi fa a Mantova, uno splendido catalogo, nel quale uno può
vedere anche le chiese che egli ha progettato. Chi lo desidera può conoscere meglio i
nostri docenti anche attraverso la bella rivista Firenze Architettura alla
quale collaborano. Per la parte storica poi abbiamo il contributo del prof.Timothy Verdon
che in questi ultimi anni, con le sue pubblicazioni e le sue molte iniziative di studio,
ha dato in Italia un contributo decisivo allintreccio di fecondi rapporti fra il
mondo degli storici dellarte e gli ambienti di chiesa, da quelli pastorali a quelli
accademici.
Domanda: Il binomio teologia-architettura è originale nei corsi di studio delle nostre
università. Come pensa di affrontare il suo compito di direttore di un master in cui
architetti, storici dell'arte e teologi dovranno lavorare insieme?
Dianich: Non sarà una facile impresa. A mio parere bisognerà soprattutto
convergere nella ricerca di una definizione dello spazio ecclesiale che superi il luogo
comune dello spazio sacro. Anche i templi di Agrigento, le piramidi degli Azteki e Angkor
Wat sono spazi sacri, ma hanno ben poco a che fare con la chiesa cristiana. Questa non
può accontentarsi di offrire unaura mistica a chi va in cerca dellocculto. La
chiesa cristiana deve parlare di Gesù Cristo ed esprimere la sua visione del mistero,
ricordare la sua morte e la sua risurrezione, offrire luoghi congrui alla celebrazione dei
suoi sacramenti, permettere alla comunità cristiana di presentarsi in maniera corretta
alla città e dialogare con il mondo.
Domanda: Quali dovrebbero essere a suo avviso le qualità del progettista di chiese del
futuro?
Dianich: A mio parere non sarebbe giusto chiedergli una professione di fede né
alcuna appartenenza confessionale. Ma che capisca e sia capace di sentire i sentimenti dei
credenti, ne conosca il credo e abbia confidenza con la Bibbia, colga le dinamiche più
profonde della fede cristiana, sappia cosa accade in una celebrazione liturgica, ecc.
Domanda: Qualche consiglio ai futuri partecipanti al master?
Dianich: Per stare con i piedi per terra, so bene (e so quanto questo sia
importante) che il giovane architetto ha bisogno di specializzarsi in qualche ambito
specifico per poter entrare nel mondo del lavoro e potersi affermare professionalmente.
Però bisogna anche sognare e pensare in grande: vorrei allora che i nostri futuri allievi
intraprendessero questa fatica con entusiasmo. Costruire una chiesa o mettere mano a dei
cambiamenti dentro una struttura nobile ed antica come sono le nostre vecchie chiese è
opera rischiosa ed entusiasmante.
Intervista raccolta da Giancarlo Polenghi, il 23 giugno 2003 |
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