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La Facoltà Teologica
propone una nuova edizione del Master in Teologia e architettura di
chiese: progettisti per il terzo millennio.
Dunque, la prima edizione è stata un’esperienza positiva.
Sì, avendo
seguito da vicino lo svolgimento del Master, posso dire che è stata
un’esperienza importante. Mi pare di poter dire che è stato raggiunto
l’obiettivo che il Master si era prefissato: fornire a coloro che
intendono operare nel campo dell’adeguamento, del restauro e della
progettazione di chiese gli strumenti per esprimere le necessità della
comunità cristiana. Gli iscritti, provenienti da tutt’Italia, hanno
partecipato con costanza ed entusiasmo, dichiarandosi soddisfatti del
percorso che abbiamo offerto loro e trovandolo nell’insieme
corrispondente alle loro aspettative. Diversi per età, esperienza e
formazione, hanno potuto confrontarsi tra loro e coi docenti in una
collaborazione stimolante e arricchente per tutti. È stato molto
apprezzato il clima di amicizia e di familiarità che si è creato. Merito
degli iscritti, ma anche della Facoltà e di chi, nella Facoltà, lo ha
favorito: il direttore della passata edizione del Master, Severino
Dianich, i docenti, il personale della segreteria del Master e della
Biblioteca e tutto il personale di servizio. Per creare questo clima
sono state particolarmente utili le uscite e i seminari, oltre che tutte
quelle iniziative organizzate per il gusto di stare insieme. Del
successo devo ringraziare in modo particolare il preside don Andrea
Bellandi e tutto il Consiglio di presidenza per il costante sostegno
all’iniziativa.
2 – Vi sono state anche difficoltà?
Sono emerse anche delle difficoltà. Una di queste è stata quella
d’integrare in maniera veramente interdisciplinare i corsi, e in
particolare le materie teologiche e quelle architettoniche. In questo
senso il nuovo Master si propone d’insistere su tutti quei momenti di
confronto e di elaborazione tra i docenti delle due aree disciplinari.
3 – Il confronto tra due aree disciplinari così disparate avrà
certamente messo in luce questioni interessanti. Quali sono stati i nodi
e quali prospettive possono aprirsi?
Vi sono questioni aperte, difficili ma affascinanti sulle quali
teologia, architettura ed estetica sono chiamate a confrontarsi e
comprendersi, quali ad esempio che cosa s’intende quando si parla di
spazio sacro; quale importanza dare alla funzionalità dello spazio
quando si progetta una chiesa; come s’inserisce l’edificio chiesa in un
dato contesto umano e quale idea di chiesa veicola; come concepire un
programma iconografico adeguato alla sensibilità dell’arte e della
cultura attuali e capace di esprimere la coscienza della chiesa di oggi,
le esigenze della sua liturgia e della sua catechesi oltre che quelle
della devozione popolare.
In genere, l’architetto ha una percezione “estetica” del sacro: uno
spazio capace di coinvolgere emotivamente chi ne fruisce, introducendolo
in quello che è compreso come un ordine del tutto a sé. I teologi, che
nella maggior parte hanno una visione “demitizzata” dello sacro, tendono
invece a considerarlo esclusivamente in funzione della memoria di fede
celebrata nella liturgia.
Il Master non ha potuto certamente risolvere questi nodi, ma li ha messi
bene in luce ed ha aperto una strada da percorrere in dialogo, dialogo
che cercheremo di favorire.
4 – La vostra non è stata l’unica esperienza italiana di master in
architettura di chiese: qual’è il suo specifico?
Il fatto che a organizzarlo sia stata una Facoltà teologica si è
rivelato un punto di forza: il contesto ha sicuramente concorso a dare
il carattere di novità a questa proposta interdisciplinare, avvicinando
le materie teologiche a chi, pur interessato, non avrebbe avuto
altrimenti la possibilità di frequentarle, soprattutto con un taglio
concepito in funzione del progettare chiese. Ciò ha comportato
evidentemente la necessità di ripensare l’insegnamento propedeutico
delle discipline teologiche coinvolte, con un sicuro arricchimento
dell’esperienza dei docenti.
5 – Rispetto alla passata edizione, quali saranno le novità e quali
le conferme?
Ci sono delle novità: in questa edizione sarà dato maggior spazio
alle questioni del restauro, con un corso specifico. Tra i nuovi
docenti, monsignor Giancarlo Santi, che ha svolto fino a quest’anno il
compito di direttore dell’Ufficio dei beni culturali della Conferenza
Episcopale Italiana. Nel direttivo sono confermati i nomi di architetti
di fama come Paolo Zermani e Fabrizio Rossi Prodi. Nell’ambito della
teologia emerge il nome di Severino Dianich, che anche per questa
edizione curerà il corso di ecclesiologia, e in quello della storia
dell’arte quello di Timothy Verdon.
6 – Un’iniziativa così mirata avrà suscitato l’interesse dei media…
In effetti del Master si è parlato diffusamente sulla stampa
specialistica e non, nazionale e locale, oltre che sulle reti televisive
regionali: evidentemente l’interesse per la questione della
progettazione delle chiese non è di settore. E non stupisce, dal momento
che, le si frequentino o meno, le chiese fanno parte del paesaggio
quotidiano e del patrimonio culturale del nostro paese.
Intervista raccolta
da Luigi Cavalluccio, 25 maggio 2005 |