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Intervista al direttore del Master Gianni Cioli


1 - La Facoltà Teologica propone una nuova edizione del Master in Teologia e architettura di chieseprogettisti per il terzo millennio. Dunque, la prima edizione è stata un’esperienza positiva.

Sì, avendo seguito da vicino lo svolgimento del Master, posso dire che è stata un’esperienza importante. Mi pare di poter dire che è stato raggiunto l’obiettivo che il Master si era prefissato: fornire a coloro che intendono operare nel campo dell’adeguamento, del restauro e della progettazione di chiese gli strumenti per esprimere le necessità della comunità cristiana. Gli iscritti, provenienti da tutt’Italia, hanno partecipato con costanza ed entusiasmo, dichiarandosi soddisfatti del percorso che abbiamo offerto loro e trovandolo nell’insieme corrispondente alle loro aspettative. Diversi per età, esperienza e formazione, hanno potuto confrontarsi tra loro e coi docenti in una collaborazione stimolante e arricchente per tutti. È stato molto apprezzato il clima di amicizia e di familiarità che si è creato. Merito degli iscritti, ma anche della Facoltà e di chi, nella Facoltà, lo ha favorito: il direttore della passata edizione del Master, Severino Dianich, i docenti, il personale della segreteria del Master e della Biblioteca e tutto il personale di servizio. Per creare questo clima sono state particolarmente utili le uscite e i seminari, oltre che tutte quelle iniziative organizzate per il gusto di stare insieme. Del successo devo ringraziare in modo particolare il preside don Andrea Bellandi e tutto il Consiglio di presidenza per il costante sostegno all’iniziativa.

2 Vi sono state anche difficoltà?

Sono emerse anche delle difficoltà. Una di queste è stata quella d’integrare in maniera veramente interdisciplinare i corsi, e in particolare le materie teologiche e quelle architettoniche. In questo senso il nuovo Master si propone d’insistere su tutti quei momenti di confronto e di elaborazione tra i docenti delle due aree disciplinari.

3 – Il confronto tra due aree disciplinari così disparate avrà certamente messo in luce questioni interessanti. Quali sono stati i nodi e quali prospettive possono aprirsi?

Vi sono questioni aperte, difficili ma affascinanti sulle quali teologia, architettura ed estetica sono chiamate a confrontarsi e comprendersi, quali ad esempio che cosa s’intende quando si parla di spazio sacro; quale importanza dare alla funzionalità dello spazio quando si progetta una chiesa; come s’inserisce l’edificio chiesa in un dato contesto umano e quale idea di chiesa veicola; come concepire un programma iconografico adeguato alla sensibilità dell’arte e della cultura attuali e capace di esprimere la coscienza della chiesa di oggi, le esigenze della sua liturgia e della sua catechesi oltre che quelle della devozione popolare.
In genere, l’architetto ha una percezione “estetica” del sacro: uno spazio capace di coinvolgere emotivamente chi ne fruisce, introducendolo in quello che è compreso come un ordine del tutto a sé. I teologi, che nella maggior parte hanno una visione “demitizzata” dello sacro, tendono invece a considerarlo esclusivamente in funzione della memoria di fede celebrata nella liturgia.
Il Master non ha potuto certamente risolvere questi nodi, ma li ha messi bene in luce ed ha aperto una strada da percorrere in dialogo, dialogo che cercheremo di favorire.

4 – La vostra non è stata l’unica esperienza italiana di master in architettura di chiese: qual’è il suo specifico?

Il fatto che a organizzarlo sia stata una Facoltà teologica si è rivelato un punto di forza: il contesto ha sicuramente concorso a dare il carattere di novità a questa proposta interdisciplinare, avvicinando le materie teologiche a chi, pur interessato, non avrebbe avuto altrimenti la possibilità di frequentarle, soprattutto con un taglio concepito in funzione del progettare chiese. Ciò ha comportato evidentemente la necessità di ripensare l’insegnamento propedeutico delle discipline teologiche coinvolte, con un sicuro arricchimento dell’esperienza dei docenti.

5 – Rispetto alla passata edizione, quali saranno le novità e quali le conferme?

Ci sono delle novità: in questa edizione sarà dato maggior spazio alle questioni del restauro, con un corso specifico. Tra i nuovi docenti, monsignor Giancarlo Santi, che ha svolto fino a quest’anno il compito di direttore dell’Ufficio dei beni culturali della Conferenza Episcopale Italiana. Nel direttivo sono confermati i nomi di architetti di fama come Paolo Zermani e Fabrizio Rossi Prodi. Nell’ambito della teologia emerge il nome di Severino Dianich, che anche per questa edizione curerà il corso di ecclesiologia, e in quello della storia dell’arte quello di Timothy Verdon.

6 – Un’iniziativa così mirata avrà suscitato l’interesse dei media…

In effetti del Master si è parlato diffusamente sulla stampa specialistica e non, nazionale e locale, oltre che sulle reti televisive regionali: evidentemente l’interesse per la questione della progettazione delle chiese non è di settore. E non stupisce, dal momento che, le si frequentino o meno, le chiese fanno parte del paesaggio quotidiano e del patrimonio culturale del nostro paese.


Intervista raccolta da Luigi Cavalluccio, 25 maggio 2005



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