Alle studentesse e agli studenti
della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale e
dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana
Carissime e carissimi,
quest’anno accademico non può iniziare come se nulla fosse, ignorando o silenziando il gravissimo contesto internazionale nel quale siamo inseriti.
In quanto responsabili delle istituzioni che avete scelto per i vostri studi dobbiamo operare a che l’università sia un luogo non di astratta trasmissione di conoscenze ma in cui il sapere e la nostra umanità crescono nell’incontro tra persone. Un luogo, cioè, in cui degli adulti, studenti o docenti che siano, sappiano educarsi reciprocamente vivendo la responsabilità di essere parte di un’umanità più grande.
Come comunità di studio abbiamo tutte e tutti il dovere di guardare con intelligenza agli avvenimenti di cui siamo - spesso impauriti e attoniti - soltanto passivi spettatori. Dobbiamo condividere le preoccupazioni generate in noi dalle decisioni dei responsabili politici ed economici del mondo. Si tratta troppe volte di scelte che riguardano la violazione del diritto internazionale e del diritto umanitario, il riarmo, la stesura di nuove dottrine e nuove retoriche nucleari, la gestione delle sfide legate al nuovo regime climatico e dei movimenti migratori. Decisioni che segnano svolte radicali per i decenni a venire.
Come uomini e donne che hanno il privilegio di dedicare molto tempo allo studio abbiamo il dovere di lasciarci provocare dal dolore di tante vite distrutte e dalla follia di un potere che si avvale di scegliere chi può vivere e chi no. Abbiamo il dovere, alla luce del Vangelo, di assumere un giudizio critico su quanto sta avvenendo a livello internazionale sulle scelte dei leader mondiali.
Dobbiamo anche avere il coraggio di gridare che il desiderio profondo di ogni uomo e donna è legato alla vita e non alla morte: il desiderio dei bambini che sognano chi “essere” (e non soltanto “cosa fare”) da grandi, il desiderio dei genitori che chiedono di contribuire a costruire un futuro vivibile per i loro figli, il desiderio degli anziani che vogliono lasciare un mondo migliore, e non peggiore, di quello che è stato loro consegnato.
Il pensiero critico, che deve essere alimentato nelle università, è esattamente la capacità di far sì che questo desiderio profondo diventi dialogo sociale e quindi cultura e politica.
Una Facoltà Teologica e un Istituto Superiore di Scienze Religiose non possono rimanere estranei a quanto sta accadendo e devono impegnarsi a stimolare la riflessione nei tanti altri contesti educativi del nostro Paese, a cominciare dalle scuole e dalle parrocchie, nelle quali molti di voi sono già impegnati. Nessun adulto può lasciare da soli i giovani nell’affrontare eventi che stanno cambiando in maniera radicale la percezione del senso di appartenere alla medesima famiglia umana.
Non possiamo, noi che teniamo la Bibbia al centro dei nostri studi e delle nostre ricerche, non reagire alle provocazioni che ci vengono da guerre che, a tratti, intendono legittimarsi richiamandosi al principio della giustizia, di una pace “vera” e duratura e, talvolta, anche alla fede.
Come istituzioni accademiche teologiche ecclesiali abbiamo inoltre il dovere di approfondire il magistero ecclesiale che con insistenza e lucidità ci invita a guardare la realtà con occhi sempre nuovi e a saper percorrere sentieri anche inesplorati, pur di farci prossimi con l’umanità di oggi. Papa Leone XIV, non certo a caso, ha iniziato il suo ministero con le parole del Risorto all’insegna della pace disarmata e disarmante con la quale ci sta chiedendo ora di assumere la certezza che la pace sia l’unica via ragionevole da percorrere.
Per rispondere ciascuno all’urgenza della propria coscienza e per sintonizzarci come comunità accademica con il Papa, in quest’anno che sta per avviarsi vi proporremo l’approfondimento di alcune tematiche che possono aiutarci a stimolare pensieri capaci di entrare in dialogo tra loro e a costruire pian piano un orizzonte comune di riflessione. Il primo appuntamento sarà il 13 novembre, ore 15.30, presso la nostra Aula Magna, dove l’Arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario di Stato del Vaticano per i rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, e don Severino Dianich, ecclesiologo e nostro professore emerito di ecclesiologia, ci aiuteranno a leggere quanto sta accadendo sotto i nostri occhi e a indicarci a quali provocazioni la teologia è chiamata oggi a rispondere.
Con questa lettera vi auguriamo un buon inizio d’anno accademico, con la speranza che possa essere per ciascuno un tempo opportuno per agitare realmente le acque della teologia.
Firenze, 15 settembre 2025
Prof. Alessandro Clemenzia

Prof. Marco Pietro Giovannoni


